Diritti di visita e Coronavirus (30.03.2020)

L’Associazione ticinese famiglie monoparentali e ricostituite (Atfmr) segnala che al momento non vi sono direttive ufficiali sul comportamento da seguire in materia di esercizio del diritto di visita per i genitori separati o divorziati durante l’emergenza Coronavirus. Le ARP sono state chiamate a decidere, in caso di disaccordo tra i genitori, senza disporre di un’aggiornata base legale.  La questione è assai delicata perché dà adito a incomprensioni e a conseguente conflitto tra i genitori, anche laddove si chiede di optare per un esercizio alternativo del diritto di visita, attraverso ad esempio le videotelefonate, in ottemperanza alle limitazioni della libertà personale decise dal Consiglio di Stato per arginare la diffusione del virus.

Premessa
L’emergenza Coronavirus sta pesantemente limitando le nostre libertà individuali. Nel mondo tre miliardi di persone sono confinati nelle loro case.  L’ultimo bollettino del Medico cantonale (venerdì 27 marzo 2020) riferisce di una curva di nuovi casi e decessi che cresce in maniera esponenziale in Ticino. Gli esperti ci comunicano ogni giorno la gravità della situazione e insieme alle autorità ci chiedono di restare a casa il più possibile e di non mescolare i gruppi famigliari, per evitare la propagazione del virus e un ulteriore aumento dei casi che necessitano di cure ospedaliere. Ognuno è chiamato a fare la propria parte soprattutto a difesa delle categorie a rischio. Il Medico Cantonale Merlani ha insistito nuovamente sul rispetto delle misure e sulla responsabilità individuale: “Vedo molta gente in giro, non sto dicendo di tapparsi in casa, si può stare in giardino o uscire a passeggiare, ma bisogna evitare i contatti sociali al di fuori del nucleo famigliare”. (fonte: rsi).

Le famiglie monoparentali sono confrontate in questo periodo con diverse problematiche, tra cui l’esercizio del diritto di visita o relazioni personali, durante il quale i figli di coppie separate si trasferiscono dal genitore non affidatario, nell’85% dei casi si tratta del padre. Come dobbiamo comportarci? Al momento non vi sono indicazioni specifiche in relazione al diritto di visita durante questa fase acuta di emergenza sanitaria.

Così come è normalmente regolamentato il diritto di visita appare, in alcuni casi, in disaccordo con le indicazioni fornite dal medico cantonale per contrastare la diffusione del virus.

Partiamo da un esempio concreto:
Famiglia monoparentale con mamma e figli che osserva le direttive da due settimane (contatti ravvicinati solo tra mamma e figli, contatti con l’esterno solo per fare la spesa o simili, mantenimento delle distanze di sicurezza all’esterno). Giunge il week-end e il padre, che vive altrove,  vuole esercitare il diritto di visita. Ecco cinque scenari possibili:

– Il genitore non affidatario è rimasto a casa e non ha avuto contatti con l’esterno ravvicinati;

– Il genitore non affidatario è andato al lavoro e nel limite del possibile ha mantenuto la distanza di sicurezza;

– Il genitore non affidatario sa di non aver sempre mantenuto la distanza di sicurezza;

– Il genitore non affidatario lavora in una struttura tipo ospedale, casa anziani, dove sono transitati o sono ospitati anche malati di Covid-19.

– Il genitore non affidatario risiede in Italia

Come dovrebbero comportarsi questi genitori? In caso di disaccordo tra i due, è l’ARP (Autorità regionale di protezione) a dover decidere. Ma su quali basi legali, non essendoci ancora disposizioni specifiche? Vi è il forte rischio che questa situazione insolita e incerta sfoci in un’esasperazione dei conflitti.

Il parere dell’avvocato
Secondo un avvocato da noi contattato “deve essere fatta una ponderazione tra l’interesse dei figli e del genitore non affidatario di vedersi e il rischio di contagio. Il diritto di visita deve essere limitato solo se strettamente necessario per limitare il contagio e quindi in condizioni particolari, come per esempio se il genitore non affidatario lavora in una struttura tipo ospedale, casa anziani, dove sono transitati anche malati di Covid-19 o se il genitore non affidatario sa di essere a rischio e di non aver mantenuto la distanza di sicurezza. In un caso simile il diritto di visita può essere annullato cercando forme alternative come videochiamate per non interrompere il rapporto con i figli. Se invece il padre è rimasto a casa e non ha avuto contatti ravvicinati con l’esterno o se il padre è andato al lavoro e nel limite del possibile ha mantenuto la distanza di sicurezza il diritto di visita può avere luogo. I diritti di visita riguardanti genitori non affidatari che risiedono all’estero che allo stadio attuale non possono entrare nel nostro Paese dovranno essere annullati. Anche in questi casi i genitori dovranno fare in modo di mantenere il contatto con i figli con telefonate e videochiamate.”

Richiesta al Consiglio di Stato e al Medico Cantonale

Stiamo vivendo un’emergenza sanitaria che non ha precedenti per tutti noi. In questo momento dobbiamo mantenere la calma, sostenerci a vicenda e trovare in breve tempo soluzioni a problemi che fino a ieri ci erano ignoti. Il senso di responsabilità collettivo deve prevalere sulle polemiche e sulle strumentalizzazioni.  Per evitare queste spiacevoli derive l’Atfmr chiede alle autorità competenti, Consiglio di Stato e Medico cantonale:

–  una presa di posizione che dia indicazioni chiare ai genitori separati su come gestire il diritto di visita durante questa fase acuta dell’emergenza Coronavirus.

– che si tenga conto delle diverse situazioni in cui viene esercitato il diritto di visita. Vedi cinque scenari citati. Si tratta di casi molto diversi che verosimilmente necessitano di comportamenti diversi relativamente al diritto di visita.

Ci permettiamo di attirare l’attenzione su quanto segue:
Anche rinunciando al diritto di visita solo in presenza di sintomi quali febbre o tosse, non si tiene conto nè dei casi asintomatici né del periodo di incubazione. In questo modo la catena del contagio non si interrompe e si allontana il momento in cui potremo uscire da questa emergenza, perché di fatto il virus prosegue a circolare. Sono i bambini stessi che diventano veicolo di contagio recandosi dall’una all’altra economia domestica.

Con preghiera di diffusione. Restiamo a vostra disposizione per domande e/o chiarimenti

L’Associazione ticinese famiglie monoparentali e ricostituite (ATFMR) da oltre 30 anni fornisce aiuto e consulenza in tutto il Ticino ai genitori confrontati con le tematiche legate al tema della monoparentalità, dalla separazione alla gestione dei figli, fino alle difficoltà economiche. Attualmente un ticinese su tre è confrontato con la separazione o il divorzio.

Di seguito vi riportiamo i nostri contatti, restando a vostra completa disposizione:

– Lisa Bacchetta, Coordinatrice ATFMR, 091 859 05 45, lisa.bacchetta@famigliemonoparentali.ch;
– Sandra Killer, Presidente ATFMR , sandra.killer@famigliemonoparentali.ch