L’8 aprile 2020 il Governo Cantonale ha diffuso le raccomandazioni per l’esercizio del diritto di visita durante la pandemia. Eccole:
Due nuclei famigliari distinti che rispettano le indicazioni sanitarie di isolamento sociale sono da considerarsi come un unico nucleo diviso in due abitazioni. Il minore alterna i suoi soggiorni tra un nucleo e l’altro.

Vi sono situazioni in cui il rischio di contagio o per interesse di salute pubblica giustifica che i genitori concordino che le relazioni personali tra il genitore non affidatario e il minore siano mantenute in modo alternativo tramite videochiamate. In particolare vengono citate le seguenti situazioni:

Presenza in uno dei nuclei di una persona appartenente a una categoria a rischio e non altrimenti collocabile. Ricordiamo che l’ordinanza federale Covid-19 considera particolarmente a rischio le persone a partire dai 65 anni e chi soffre in particolare delle seguenti patologie: ipertensione arteriosa, diabete, malattie cardiovascolari, malattie croniche delle vie respiratorie, malattie o terapie che indeboliscono il sistema immunitario, cancro. A queste patologie è stata aggiunta anche l’obesità.

Famiglie ricostituite multiple: rischio di esposizione al contagio per il minore e di conseguenza per l’altro genitore o per un nonno residente nel nucleo familiare e non altrimenti collocabile;

Se il genitore non affidatario lavora in ambito sanitario o ospedaliero ed è esposto al contagio di COVID-19;

Se il genitore non affidatario non rispetta le indicazioni sanitarie.

Per quanto riguarda l’esercizio del diritto di visita ai punti di incontro, in seguito al provvedimento del Consiglio di Stato, a tutela della salute pubblica, e valido sino al 19 aprile 2020, è stato richiesto di accompagnare i genitori a sperimentare modalità alternative ai diritti di visita fisici.

Giovedì 8 aprile 2020 attraverso un comunicato stampa congiunto del Dipartimento delle Istituzioni e del Dipartimento della Sanità e della Socialità sono arrivate le tanto attese raccomandazioni del Governo cantonale ticinese per l’esercizio del diritto di visita durante la pandemia Covid-19. L’indicazioni di fondo è valutare caso per caso ponderando sia l’interesse del minore a mantenere un contatto regolare con il genitore con cui non vive, sia gli interessi generali di salute pubblica legati al contenimento del virus. Tra due nuclei famigliari distinti che rispettano le indicazioni sanitarie di isolamento sociale il minore può continuare ad alternare i suoi soggiorni. Nei casi invece in cui vi è presenza di una persona appartenente a una categoria a rischio, di una persona che lavora in ambito sanitario o ospedaliero esposto al contagio di Covid-19 o di una persona che non rispetta le indicazioni sanitarie viene consigliato l’esercizio del diritto di visita attraverso telefonate e videotelefonate. Le indicazioni del Governo cantonale, pur in linea con quelle della Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti (Copma), sono più esplicite per i casi in cui bisogna essere particolarmente accorti al fine di arginare la diffusione del virus.

Nel comunicato diffuso l’8 aprile 2020 il Governo cantonale attraverso il Dipartimento di Istituzioni e del Dipartimento della Sanità e della Socialità si rivolge per la prima volta alle famiglie con genitori separati e chide loro uno sforzo supplementare nell’interesse dei figli per avere un contatto regolare (sia esso fisico o telematico) con mamma e papà. Sottolinea comela maggior parte delle famiglie separate si sia organizzata con senso di responsabilità e nel rispetto delle indicazioni sanitarie ricevute per esercitare i diritti di visita così come stabiliti o per sostituirli, se necessario, con videochiamate. Nel comunicato si evidenzia la necessità di valutare caso per caso, perché “ogni situazione famigliare è però unica e diversa dall’altra”. L’obiettivo è ponderare sia l’interesse del minore a mantenere un contatto regolare con il genitore con cui non vive, sia gli interessi generali di salute pubblica legati al contenimento del virus.

Le Autorità regionali di protezione (Arp) hanno dato istruzioni ai curatori educativi che vigilano sull’esercizio delle relazioni personali di proporre modalità alternative ai diritti di visita fisici. Per tutti gli altri casi di genitori separati, nel rispetto della libertà di ogni famiglia di organizzarsi, di tutelare il bene del minore e il suo diritto a frequentare entrambi i suoi genitori, non sono state date indicazioni precise.

Facendo riferimento alle raccomandazioni diffuse dalla Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti (Copma) sono state date indicazioni più precise per i singoli casi, ai quali viene consigliato di concordare una sostituzione del diritto di visita fisico con contatti telefonici. Qualora i genitori non fossero disposti a trovare una soluzione comune o non fosse possibile farlo, spetta al genitore che ha motivo di fare sospendere il diritto di visita di adire l’Autorità regionale di protezione, motivando la sua richiesta.  

Le indicazioni del Governo cantonale ticinese appaiono in linea con le raccomandazioni diffuse dalla Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti (Copma) lo scorso 3 aprile per l’esercizio del diritto di visita durante la pandemia in cui si punta a un diritto di visita adattato e all’analisi di ogni singolo caso. Anche la Copma sottolinea che questa situazione particolare esige dai genitori una collaborazione rafforzata, una reciproca comprensione, tolleranza e flessibilità. La Copma parla espressamente di diritto di visita adattato e consiglia che in ogni caso il contatto tra i genitori debba essere assicurato in altro modo (videotelefonate, telefonate).
Si nota tuttavia un diverso approccio nella definizione dei casi in cui è consigliare ripiegare su un diritto di visita adattato. A tal proposito la  Copma nelle sue indicazioni consiglia il diritto di visita adattato tramite chiamate/videochiamate in presenza di autoisolamento o quarantena a causa di un test positivo o di chiari sintomi di Covid-19. Non vi sono riferimenti espliciti alla presenza di persone nell’economia domestica appartenenti alle categorie a rischio e ai genitori o conviventi che lavorano in ambito sanitario o ospedaliero. Anche in questo frangente sembra esserci un diverso grado di percezione della gravità della pandemia tra il Canton Ticino e il resto della Svizzera, la cosiddetta “finestra di crisi ticinese”. Ricordiamo che il Canton Ticino attualmente, che rappresenta il 4,2% della popolazione svizzera, ha registrato quasi un quarto dei decessi di tutta la Svizzera. (Decessi in Svizzera 895, decessi in Canton Ticino 211, stato al 8.04.2020)