In occasione dello Sciopero delle donne del 14 giugno 2020, l’Atfmr è stata invitata dal collettivo Io l’8 ogni giorno a dare una testimonianza sul lavoro delle donne durante la pandemia Covid-19. Ecco il testo dell’intervento letto da Elisabetta Bacchetta, coordinatrice Atfmr, in Piazza del Sole


È un onore parlare per me a nome dell’Associazione ticinese famiglie monoparentali e ricostituite in occasione dello Sciopero delle donne. Ringrazio le organizzatrici, la loro lotta è anche la nostra lotta.
Durante la fase acuta della pandemia noi donne abbiamo lavorato oltre i nostri limiti:
– chi nel settore sanitario, come infermiera, medico, assistente di cura, personale di pulizia,
– chi nella vendita di beni di prima necessità,
-chi ancora telelavorando da casa.
Nel contempo ci siamo occupate dei nostri figli, accudendoli e seguendoli nella scuola a distanza.
Nelle famiglie monoparentali, rappresentate nell’85% dei casi da donne, questo carico di super-lavoro è ricaduto sulle donne. Ma non è andata molto diversamente nelle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano.
Durante le conferenze stampa del Governo ticinese abbiamo ascoltato praticamente solo uomini. Solo uomini sedevano nella stanza dei bottoni.
Nel nostro cantone, dai più, la conciliabilità lavoro-famiglia è ritenuta una tematica femminile. Fino a che non ci sarà una condivisione del lavoro domestico, di cura ed educazione dei figli, come potranno le donne fare carriera e arrivare nelle stanze dei bottoni?
Durante un convegno su Giustizia e bambini nel 2017, un uomo ha affermato che un padre svolge il suo ruolo educativo anche solo per un’ora a cena. E le restanti 24 ore?
Durante la pandemia abbiamo vissuto un telelavoro estremo barcamenandoci tra lavoro, casa, figli e scuola a distanza. Ai limiti dell’esaurimento.
Il telelavoro può essere una modalità che permette di conciliare famiglia e lavoro con meno difficoltà. Lo abbiamo sperimentato su larga scala e ha permesso a interi settori di restare operativi. Eppure, dall’11 maggio, con un’apertura della scuola a intermittenza, è stato revocato quasi completamente. Al nostro sportello d’ascolto sono giunte telefonate di mamme lavoratrici disperate a cui il telelavoro è stato ora negato. Non abbiamo imparato nulla.
Concludo con un pensiero personale.
Essere donna e mamma non deve significare sacrificarsi e annullarsi completamente e qui rivolgo soprattutto alle giovani donne, che oggi vedo numerose: studiate, innamoratevi, ma siate sempre indipendenti mentalmente ed economicamente. Se un giorno doveste decidere di lasciare il lavoro per dedicarvi ai figli, fatelo consapevoli delle ripercussioni che questa decisione avrà sulla vostra vita. Accordatevi di conseguenza con il vostro compagno o la vostra compagna.
La vita è imprevedibile. Non esiste solo il divorzio, altri accadimenti potrebbero verificarsi.

Una donna povera e poco istruita è alla merce di tutti. E con lei i suoi figli.