Il 15 novembre è stato pubblicato il primo rapporto sull’attuazione della Convenzione d’Istanbul in Svizzera. Il rapporto, redatto dal GREVIO (un gruppo di esperti/e indipendenti) mette in luce numerose carenze della Svizzera nella lotta alle diverse forme di violenze sulle donne e formula una serie di raccomandazioni concrete.

Problemi e lacune nella protezione dei bambini e delle madri

Tra i punti evidenziati dal Grevio, una particolare attenzione è destinata alla protezione dei bambini, in particolare all’interno delle procedure legate alla separazione o al divorzio. Proprio in quest’ambito, infatti, sono stati riscontrati importanti problemi e carenze. Problemi e carenze particolarmente gravi, perché i bambini che sono testimoni della violenze esercitate da un genitore sull’altro sviluppano una serie di traumi e problemi psichici che, senza una presa a carico adeguata, possono perdurare a lungo.

Facendo riferimento all’art. 31 della Convenzione di Istanbul, nel rapporto si denuncia che in Svizzera (punto 171):

  • solo in casi eccezionali viene tolta l’autorità parentale congiunta al genitore autore di violenze domestiche e questo “nonostante la persistenza del pericolo per la madre e il bambino”,
  • l’esposizione di un bambino alla violenza domestica non è sistematicamente considerata come un fattore che può giustificare una limitazione del diritto di custodia”,
  • e vi è una scarsa conoscenza e considerazione della “tendenza dei genitori autori di violenza a strumentalizzare l’autorità parentale congiunta allo scopo di mantenere il loro controllo e potere sull’ex-partner e sui figli”.

Si segnalano anche casi in cui è stato ritirato il diritto di custodia a madri vittime di violenza domestica adducendo come motivazione il fatto che i traumatismi provocati da tali violenze non permettevano loro di assumere in modo adeguato la custodia dei figli, invece di offrire loro misure di accompagnamento per sostenerle nell’esercizio della genitorialità.

Inoltre, focalizzandosi sulla questione dei diritti di visita (punto 173), il Grevio osserva con preoccupazione come in Svizzera siano molto rare le “sospensioni del diritto di visita del padre autore di violenze, persino nei casi in cui la madre e il bambino si trovano in una casa protetta o in caso di provvedimenti restrittivi”. Nel rapporto si sottolinea come la sicurezza della madre e dei figli debba essere “primordiale” in tutte le decisioni riguardanti la custodia e i diritti di visita, criticando inoltre con fermezza l’utilizzo della nozione di “alienazione parentale”, priva di qualsiasi fondamento scientifico, che contribuisce al mancato riconoscimento della violenza nei confronti delle madri e dei figli. Alla base di queste carenze riscontrate, vi sarebbe un problema di “sensibilizzazione e di formazione dei professionisti sulla violenza domestica e sulle sue nefaste conseguenze sui minori che vi sono esposti”, che porta a una sottovalutazione dei rischi per le madri e per i figli e a difficoltà di riconoscimento della violenza domestica all’interno delle procedure di separazione o divorzio.

Per tali ragioni, il GREVIOesorta (utilizzando dunque il termine che indica il tipo di raccomandazioni più urgenti e importanti) le autorità svizzere a “prendere le misure necessarie” affinché le decisioni sull’autorità parentale, la custodia e i diritti di visita “tengano conto di tutti gli episodi legati alla violenza sulle donne e alla violenza domestica”.

Anche in Ticino servono maggiori risorse e strumenti per tutelare bambini e madri

In più occasioni come Associazione Ticinese Famiglie Monoparentali e Ricostituite abbiamo avuto modo di segnalare problemi e criticità legati alla scarsa consapevolezza del fenomeno della violenza domestica e delle sue conseguenze sulle madri vittime e sui figli. 

Quasi un anno fa abbiamo inoltrato al Gran Consiglio Ticinese una petizione con cui chiedevamo un potenziamento non solo quantitativo ma in primo luogo qualitativo dei Punti d’incontro per i diritti di visita, in grado di tenere maggiormente conto dei casi di violenza domestica e del suo impatto, garantendo la sicurezza della madre e dei figli, stabilendo procedure chiare e uniformi, investendo sulla formazione del personale in questo ambito e potenziando il lavoro di accompagnamento e supporto di genitori e figli. Su questo tema abbiamo avuto modo di essere ascoltate dalla Commissione Sanità e sicurezza sociale e di discutere direttamente con le Associazioni che gestiscono i Punti d’incontro. Siamo consapevoli che si stanno compiendo alcuni passi avanti in questo ambito, tuttavia – anche alla luce di quanto emerge dal rapporto – ci chiediamo se il nostro Cantone stia facendo tutto il possibile per garantire una completa protezione dei bambini e delle madri vittime di violenza domestica. In diverse situazioni che seguiamo come Associazione, il mantenimento dell’autorità parentale congiunta in situazioni di violenza domestica rappresenta un evidente rischio per la salute fisica e psichica delle madri e dei bambini. Ed ancora oggi non è facile per le vittime delle varie forme di violenza domestica (fisica, sessuale, psicologica o economica) vedere riconosciuta dai vari professionisti tale violenza, troppo spesso confusa con una semplice conflittualità genitoriale. 

Per contrastare la preoccupante banalizzazione di questa violenza e per ridurre i tempi ancora spesso troppo lunghi delle procedure davanti alle ARP o alle Preture, sovraccaricate di lavoro, occorrono maggiori risorse, strumenti e sensibilizzazione. Chiediamo dunque che le autorità del nostro Cantone prendano atto delle preoccupanti osservazioni del Grevio e si impegnino maggiormente nella tutela dei bambini e delle madri, applicando al più presto le raccomandazioni formulate nel rapporto.

Crediamo, infine, che a fronte del costante aumento delle separazioni e dei divorzi che coinvolgono figli minori (in Ticino una famiglia su quattro è monoparentale o ricostituita) sia importante promuovere occasioni di incontro e scambio su questi temi, in grado di mettere al centro dell’attenzione e delle decisioni il bene del bambino, come quella rappresentata dalla Tavola rotonda sulla custodia alternata, da noi organizzata a Rivera il prossimo 28 novembre, con il sostegno dell’UFaG e promossa in collaborazione con SUPSI DEASS.

Associazione Ticinese Famiglie Monoparentali e Ricostituite

Nostra traduzione delle raccomandazioni del Grevio (punto 175):

ll GREVIO esorta le autorità svizzere a prendere le misure necessarie per garantire che nel determinare il diritto di custodia e di visita o nell’adottare misure che incidono sull’esercizio dell’autorità parentale, le autorità competenti siano tenute a prendere in considerazione tutti gli episodi di violenza contro le donne e di violenza domestica. A tal fine, le autorità svizzere dovrebbero:

a. basare le politiche e le pratiche in questo campo sul riconoscimento che, in un contesto di violenza domestica, l’esercizio dell’autorità parentale congiunta si presta a diventare uno strumento con cui l’autore di violenze può continuare a mantenere il controllo e il dominio sulla madre e sui suoi figli;

b. garantire un uso appropriato delle disposizioni legali che consentono di ridurre, ritirare e/o sottoporre a controllo i diritti di custodia e di visita dell’autore di violenza ogni volta che viene identificata una situazione di violenza; 

c. garantire che la custodia dei bambini non venga revocata ai genitori non violenti;

d. rafforzare la valutazione e la considerazione dei rischi per la vittima e i suoi figli nell’esercizio dei diritti di visita, in particolare applicando procedure volte a migliorare la sicurezza delle donne vittime e dei loro figli, nonché applicando una limitazione o una revoca dei diritti di visita in presenza di motivi gravi;

e. promuovere una formazione adeguata e lo sviluppo di linee guida professionali volte a sensibilizzare gli operatori del settore sugli effetti negativi della violenza sui minori, compresi i bambini testimoni, e a far conoscere loro le disposizioni della Convenzione di Istanbul relative alla regolamentazione della custodia e dei diritti di visita;

f. proseguire gli sforzi per sensibilizzare i professionisti coinvolti sull’infondatezza scientifica della cosiddetta “sindrome di alienazione parentale”, nonché per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema;

g. astenersi dal modificare la legislazione al fine di creare un reato penale per la mancata presentazione del minore e per l’ostacolo ai diritti di visita;

h. raccogliere dati e analizzare la giurisprudenza su come i tribunali considerano gli episodi di violenza e su come motivano le loro decisioni in materia di custodia e di diritti di visita, in modo di poter valutare i progressi in questo ambito.